venerdì 5 gennaio 2018

giovedì 21 settembre 2017

Le Opere: "Sic" di Jambo




"Sic" di Jambo
Era cresciuto respirando la Romagna il pilota di MotoGP Marco Simoncelli tragicamente scomparso sul circuito malese di Sepang. Al di là del suo indiscusso talento sportivo, in questo giovane romagnolo si concentravano, dietro quel sorriso sincero, tratti tipici della sua terra come l’autenticità, la simpatia e la genuinità. Era un campione e scendeva in pista con i migliori piloti del mondo, ma quando le gare non lo portavano altrove quello che amava fare sapeva di Romagna: le partite a briscola e a biliardino, le sfide a beach tennis in spiaggia e le cene a base di piadina e gelato con gli amici erano le sue grandi passioni.
Oggi spetta alla famiglia spingere sulla manopola del gas per raggiungere nuovi traguardi al suo posto, perché c’è una Fondazione, a lui intitolata, che opera a sostegno di progetti nazionali ed internazionali, del cui sviluppo se ne occupa Kate Fretti, un tempo la sua fidanzata, che ha scelto di rimanere a vivere in Romagna al fianco dei genitori di Marco. Quando si varca la soglia della Onlus, a Riccione, sorprende la quantità e la varietà di cimeli con cui i fans di tutto il mondo hanno voluto rendergli omaggio. Tantissimi quelli arrivati da parte di bambini e di ragazzi che attraverso lettere e disegni hanno voluto rendere omaggio a quel ragazzo speciale che aveva saputo rimanere sé stesso facendo, forse, sentire tutti un po’ campioni, motociclisti e non.


Le Opere: "L'Albero Spezzato" di Jambo. Nostalgia della Parigi Dakar





“L’Albero Spezzato” di Jambo
nostalgia della Paris Dakar
composta da una stele ed un dipinto

C’era una volta la Parigi-Dakar, perché oggi non c’è più. Dopo le serie minacce ricevute dai terroristi islamici a pochi giorni dalla partenza del rally 2008 e il conseguente annullamento della manifestazione, tutta la carovana si è spostata in Sud America, pronta a ripartire il 3 gennaio del 2009.
Il nuovo rally si sviluppa per quasi diecimila chilometri tra Argentina e Cile, ed è annunciato, dal direttore di gara Etienne Lavigne, come la più grande edizione della storia trentennale della “Dakar”, tra le proteste annunciate dei proprietari terrieri della Pampa.
Ma si può chiamare “Dakar” una corsa che non si svolgerà più tra le dune del deserto del Sahara e tra i tortuosi percorsi dell’Africa settentrionale?
Forse bisognerebbe trovarle un nuovo nome, o forse, più coerentemente, bisognerebbe non correre più una gara che nella sua storia ha mietuto, tra piloti, addetti ai lavori e pubblico, ben 54 vittime, seconda solo, in termini di pericolosità, al motociclistico Tourist Trophy, che detiene il non invidiabile primato di 226 morti.
Il fascino della competizione estrema ha però sempre spinto gli uomini verso nuovi traguardi e la Dakar di fascino, non si può negare, ne ha da vendere.
La sfida, da sempre svoltasi tra i magnifici scenari del continente nero, ha attirato nella sua storia nugoli di appassionati provenienti non soltanto dal mondo dei motori, vogliosi di cimentarsi in una gara dura, in una lotta contro il tempo ma soprattutto contro i limiti umani e meccanici dei mezzi; una corsa che da trent’anni viaggia su quella sottile strada che separa il coraggio dall’incoscienza.




Incontri: Simone Scuderi ed Alessandro Baratta




Simone Scuderi ed Alessandro Baratta sono due giovani "artisti della vernice" milanesi.
Sempre presenti agli appuntamenti di "Spirito Libero" ci propongono la loro idea geniale  sia per le auto che per le moto.

Rivestimento nanotecnologico del veicolo. Applicano uno strato protettivo che rende il veicolo idrorepellente, autopulente, resistente al degrado (salsedine, raggi uv, intemperie), resistente ai graffi di lieve entità, maggiore lucentezza. 
Rivestimento interno ed esterno, duraturo negli anni.






Le Opere: "La leggenda di Alfredo Milani" by Jambo





"La leggenda di Alfredo Milani" by Jambo
Quello del primo dopoguerra era un motociclismo molto diverso da quello odierno: basti pensare che la famiglia Milani contava addirittura tre fratelli corridori (oltre al più famoso Alfredo, anche Albino classe 1910 e Rossano classe 1926) e che Alfredo fu un asso sia con le moto sciolte che con il side-car.
Ed erano tempi duri per farsi largo in un campionato mondiale che nei primi anni ’50 contava nella massima cilindrata gente dal calibro dei gileristi Pagani, Masetti, Bandirola, poi Duke (prima portacolori della Norton), Leslie Graham, Artesiani, Bandirola, Bertacchini sulle inedite MV Agusta 4 cilindri, quindi il plotone della Guzzi guidato da Lorenzetti, Lomas, Anderson, indi arriveranno Surtees, Cavanagh, Liberati, McIntyre e altri indemoniati inglesi e tedeschi su Ajs, Norton, Bmw ecc. Ma non divaghiamo.
Alfredo Milani emerge a livello internazionale nel 1951 – anno funesto con oltre 10 piloti deceduti in pista! – nel saliscendi del Montjuich a Barcellona quando in sella a una Gilera Saturno monocilindrica modificata (nuovo cilindro e nuova forcella telescopica ecc.) nell’officina di casa con babbo e fratelli mette in riga gli “ufficiali” sulle più potenti 4 cilindri.
Passato presto sulla quattro cilindri di Arcore Alfredo mette a segno splendidi exploit nel GP del Belgio a Spa (secondo dopo Duke ma giro record e finale di gara travolgente!) e nel GP d’Italia a Monza quando precede Masetti, Pagani, Ruffo e Duke, cui va il (suo primo) titolo iridato.
Alfredo è un campione senza corona (a parte i titoli tricolori allora di gran perstigio) super nel 1951, ancor di più nelle due stagioni successive. Gli inglesi, sempre poco propensi a riconoscere le doti dei piloti italiani, applaudono Alfredo, ritenuto pilota di gran pelo, tecnico certosino, instancabile e provetto collaudatore, superbo stilista.
Nel 1953 l’autorevole rivista inglese Motor Cycling scrive: “La maggior parte dei campioni inglesi vi dirà senz’altro che Alfredo Milani non ha pari fra i corridori italiani del dopoguerra”. Lo stesso Duke afferma: “Il più forte, il più completo, il più preparato pilota italiano è Alfredo Milani”. La stessa Motor Cycling commentava così il GP del Belgio: “Quando la polvere sparì dietro le Ardenne, quel giorno di luglio del 1951, Alfredo parve reincarnare Omobono Tenni. Certamente Milani è animato dallo stesso fuoco e dalla stessa temerarietà che si sprigionavano dal povero Tenni”.
Ne aveva fatta di strada, Alfredo, dalle prime apparizioni di Arona e Albi sul side! Milani era anche pilota “ di squadra”, corretto, capace di obbedire a patron Gilera anche quando gli ordini di scuderia lo penalizzavano. Alfredo Milani fu protagonisti in Italia e fuori fino al 1957 poi subì il forfait della Gilera. Corse da privato – così come l’altro grande gilerista Libero Liberati – con un Gilera Saturno aspettando il grande ritorno delle quattro cilindri di Arcore.
Nel 1964 il … quasi miracolo con la Gilera che concede ad Alfredo una sua 4 cilindri 500. Ma la moto non va e non ci sono i mezzi tecnici ed economici per rimetterla in piedi e renderla competitiva.
A Imola il canto del cigno, con Alfredo fermo alla Rivazza, a motore spento, fuso, con due lacrime sul viso. Poi la vita normale, lontano dalle corse e dai circuiti. Il cuore del vecchio leone, ancora oggi, batte al ritmo di quella forte, indomabile passione.


Le Opere: "Figlio del Vento" di Jambo






"Figlio del Vento" by Jambo

Royal Enfield è il nome con cui la Enfield Cycle Company (parte della "Royal Small Arms Factory Enfield Lock", una delle principali fabbriche inglesi di armamenti e macchinari) costruì motocicli, biciclette, macchinari agricoli e industriali. Il legame con la casa madre è testimoniato dal logo usato (un cannone) e dal motto “Made like a gun, goes like a bullet” (Costruita come un cannone, va come un proiettile).
L'uso del marchio Enfield fu autorizzato dalla Crown nel 1890; la sede originaria era a Redditch, nel Worcestershire. Royal Enfield viene perciò pubblicizzato come il più antico marchio motociclistico ancora in attività, per quanto la fabbrica non si trovi più nella nazione di origine. Il modello Bullet, nelle sue varianti, è considerato la motocicletta la cui linea di produzione è la più longeva di tutti i tempi.
Nel 1899 fu prodotta una serie di quadricicli con motore De Dion, nel 1901 fu costruito un prototipo di bicicletta mossa da un motore Minerva da 170 cm³. Nel 1906 viene fondata la Enfield Autocar Company Limited, per sviluppare i progetti relativi ad automobili e motocicli.
Nel 1911 il marchio Enfield poté fregiarsi dell'ambita qualifica "Royal" e nel 1912 apparve il modello 180: dotato di sidecar, era equipaggiato con un bicilindrico di 750 cm³. Nello stesso periodo il modello con motore da 425 cm³ si fece notare al Tourist Trophy dell'Isola di Man e a Brooklands.
Nel mese di ottobre del 2013 è stato presentato ufficialmente, durante un gala tenutosi all'Ace cafe di Londra, il nuovo modello denominato "Continental GT": si tratta di una riedizione in chiave moderna di una storica café racer degli anni '60 dallo stesso nome. Quello della nuova "Continental GT" è il primo progetto originale, non legato alla storica linea della "Bullet", prodotto dal 1970, data della chiusura degli stabilimenti inglesi; la commercializzazione nel mercato europeo è stata avviata entro la fine del 2013.



Spirito Libero l'Aperitivo: Milano























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Altheo Nettv presenta una produzione di Elisabetta Franceschini: "Portfolio"... storie di moto.